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Myspace: tiriamo le somme



Myspace

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Nel film “The Social Network” c’è una scena che in qualche modo racchiude un passaggio epocale: due gemelli fighetti, Tyler e Cameron Winklevoss, chiedono a Mark Zuckerberg di realizzare un social network. Zuckerberg, in un primo tempo, si mostra dubbioso e ricorda ai fratelli l’esistenza di progetti simili, come Myspace. Ma poi cambia idea e accetta. Poche settimane dopo si mette in proprio e decide di creare Facebook, destinato a diventare il social network più popolare al mondo (600 milioni di utenti), con buona pace dei fratelli Winklevoss, che gli avevano commissionato il progetto di una rete elitaria, una sorta di club virtuale ristretto agli studenti di Harvard.

Questo evento decisivo ha creato le premesse per il futuro declino di Myspace, che a quel tempo era all’inizio della sua parabola ascendente. La piattaforma di Myspace era stata creata nell’anno precedente, da Tom Anderson e Chris DeWolfe, con funzionalità molto utili per band e artisti in cerca di visibilità nella rete: le sue pagine personalizzabili erano concepite per diventare un luogo di incontro in rete, per condividere informazioni, contenuti, foto e video sulla propria attività. L’idea ha avuto successo. Diversi musicisti, come Mika, sono diventati celebrità su Myspace prima di invadere il mercato mondiale con i loro dischi.

Ma con l’emergere di nuovi concorrenti qualcosa è cambiato. La crescita della comunità virtuale a un certo punto ha subito una battuta d’arresto. Due mesi fa, secondo dati attendibili, gli utenti di Myspace erano 54,4 milioni: 9 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Ma quali sono le ragioni del calo, a vantaggio di Facebook e di altri? In primo luogo la complessità: Myspace ha optato per pagine ricche di funzioni ma poco intuitive, non sempre facili da usare per l’utente medio. Poi c’è la questione del target: Facebook si rivolge a tutti, mentre la piattaforma di Myspace ha conquistato l’attenzione di una platea più circoscritta, costituita in buona parte da musicisti e performer. Questo, tuttavia, ha soffocato le sue capacità di espansione. Quando le band hanno cominciato a usare le pagine di Facebook per l’autopromozione, Myspace ha imboccato il viale del tramonto: basti pensare che il numero dei suoi dipendenti, proprio di recente, si è ridotto da 1000 a 500 unità. Per salvare il salvabile, qualche mese fa i vertici di Myspace sono scesi a patti con Facebook, decidendo di incorporare nella piattaforma strumenti per la condivisione di contenuti provenienti dal social network rivale. Ma la situazione resta critica e Rupert Murdock, proprietario del sito dal 2005, sembra intenzionato a vendere.

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