What do you think about social network?

In a time when everything has become faster, because the time apparently has been reduced, people need to attend to action as quickly as possible. Also communication (not speaking) becomes more and more a need, however, able to adapt to the tyranny of time, otherwise there is no context that takes. In support of this humanity so poor of time, the social networking platform comes on the net, where you can socialize, even at great distances and in a short time, since it is a spoken fast, syncopated, where the rhythm of life everyday is replaced by that of virtual reality. It seems that people can not do without it, so this form of communication, so comfortable, has become increasingly intangible form of an exchange between people. But those involved in this operation, not feel like talking about it and express a personal opinion? Come on people, not expecting anything but your answers …

E’ da un po’ che sono con noi… cosa ne pensiamo?

In un tempo in cui tutto è divenuto veloce, perchè il tempo, in apparenza, si è ridotto, le persone necessitano di sbrigare azioni nel minor tempo possibile. Anche comunicare (non parlare) diviene sempre più un bisogno, però in grado di adattarsi alla tirannia del tempo, altrimenti non c’è contesto che tenga. In aiuto di questa umanità così povera di tempo, arrivano i social network, delle piattaforme in rete dove si può socializzare, anche a grandi distanze e in poco tempo, dal momento che si tratta di un parlato veloce, sincopato, dove al ritmo della vita di tutti i giorni si sostituisce quello della realtà virtuale. Sembra che le persone non riescano a farne a meno, tanto che questa forma di comunicare, così comoda, è divenuta sempre più la forma di scambio immateriale tra persone. Ma proprio i soggetti coinvolti in quest’operazione, se la sentono di parlare in proposito ed esprimere un personale giudizio? Forza gente, non aspetto altro che le vostre risposte…

Facebook, privacy bucata e foto svelate

Una nuova funzionalità integrata nel codice del social network espone le foto personali al pubblico prurito. Cade vittima del fattaccio anche il gran capo Mark Zuckerberg. Ora il problema è stato risolto

Roma – Una modifica al codice di Facebook ha dato agli utenti del social network la possibilità di visionare le foto di chiunque sul network: indipendentemente dal loro status di contenuti “privati” o aperti al pubblico. Il “baco” è però durato poco (la società ha inibito la funzionalità che lo aveva causato) ma è stato sufficiente a far spuntare una serie di foto riservate nientemeno che del fondatore e CEO Mark Zuckerberg.

A scovare la possibilità di accedere alle foto private è stato il membro di un forum dedicato al body building, il quale è incappato nel “problema” provando una nuova funzionalità pensata per segnalare a Facebook contenuti inappropriati (ad esempio “pornografici”) in istanze multiple. Scegliendo l’opzione per “selezionare foto aggiuntive” da includere nella segnalazione era possibile visionare le foto recenti del contatto indipendentemente dal loro status “privato” o meno.

A cadere “vittima” del baco è stato nientemeno che Mark Zuckerberg, il founder e autore originario di Facebook: di Zuckerberg sono state subito carpite e pubblicate sul web foto apparentemente “riservate” di vita privata, nulla di particolarmente scabroso ma comunque sufficiente a destare l’interesse degli stalker e dei guardoni telematici.

    Facebook si è subito premunita di spiegare che si era trattato di un problema causato da “uno delle nostre recenti modifiche al codice”, un baco presente “live” sul social network “per un periodo di tempo limitato”. “Una volta scoperto il bug”, dicono i portavoce di FB, “abbiamo immediatamente disabilitato il sistema e ripristineremo la funzionalità solo quando potremo garantire che il problema è stato risolto”.

    Che si sia trattato di un incidente limitato o meno, il baco della foto private-non-più-private non poteva capitare in un momento più delicato per il business del social network statunitense: Facebook ha appena firmato un accordo sulla privacy con la Federal Trade Commission e si prepara a esordire in borsa con mire senza precedenti.

    Alfonso Maruccia

    I colori di Cassandra: la scomparsa della rete di M. Calamari

    Internet si evolve, seguendo i percorsi di massificazione e allargamento della sua utenza. Ma il processo è tutt’altro che democratico: non tutto è andato per il verso giusto, e non è detto tutto sia ancora recuperabile
    Roma – In anni passati chi si è trovato ad essere cittadino della Rete, e perciò, come tutti i veri cittadini di una nazione, ad adoperarsi ed a lottare perché il buono che c’era non fosse eliminato, il male che non c’era non vi fosse introdotto e che in generale i diritti delle persone fossero rispettati, temeva che la Rete potesse soccombere ad un’invasione di entità governative, alla censura ed al controllo, insomma, ad un’occupazione “militare”. La storia ci insegna che questo non ha (per fortuna) avuto successo.

    L’arrivo di orde di persone ignoranti (in senso latino – che non conoscono) e che quindi si comportavano spesso come turisti caciaroni in visita in un paese senza conoscerne o rispettarne caratteristiche, abitudini, regole, e usanze, prontamente soddisfatta dall’apparire di un e-commerce spesso esagerato, hanno radicalmente cambiato la Rete; non in meglio, probabilmente, ma la Rete si è adattata ed è sopravvissuta.

    Grazie a una preesistente “economia del dono” ha sviluppato memi ed entità che si sono moltiplicate, non grazie a campagne pubblicitarie o pressioni di gruppi di interesse, ma per merito dell’eccellenza tecnica frutto dell’economia del dono, tanto che persino grandi aziende di informatica hanno trovato conveniente venire a patti (spesso barando, ma questo è un altro discorso) con il Software Libero e con i metodi con cui la Rete costruiva sé stessa. Nemmeno questa crescita esponenziale, inflazionaria, globale, epocale ha distrutto la Rete, né ha prodotto, nel male e bene, una trasformazione.

    Fiorello col botto… ma legato al passato

    Il vecchio va sempre di moda, forse perchè ci si affida con più consapevolezza a ciò che già si conosce, mentre più dura risulta la strada verso un nuovo percorso. Il ritorno al passato, alla tradizione, è testimoniato anche dalla più grande maestra che l’uomo possa avere, la storia, quella con la maiuscola, la quale insegna che le “rinascenze” classiche non fanno che parte di quella teoria, espressa dal Vico, sui cicli e ricicli della storia.

    Senza stare ad incaponirsi nell’indagine lungo le pieghe del tempo, è abbastanza osservare il fenomeno all’interno del ristretto ambito televisivo. La moderna tv di oggi ha comunque sempre attinto dal passato ed ora più che mai, in tempi di crisi, non solo economica s’intende, ma anche di idee.

    La stessa sorte è dunque toccata a Fiorello, che dal canto suo aveva anche il difficile compito di risollevare gli ascolti non troppo esaltanti della Rai. Operazione riuscita, come si legge da ogni parte, ma se volessimo proprio essere pignoli e scavare più a fondo, dovremmo domandarci a cosa è dovuto questo successo. La risposta, presi come si è dall’entusiasmo per il trionfante show, può essere immediata e riguardare le indubbie doti dello showman, ma se si azzardasse un’altra ipotesi, potrebbe essere la seguente: ritorno al passato?

    Ricalca le formule d’uso, quasi ci fosse rassegnato, facendo ironia sui tic nazionali, sulla vita nazionale; lo puoi paragonare a tipi come Brignano o Battista.

    La verità è che rispetto a ciò che si vede attualmente in tv, bisogna non lamentarsi di uno show come quello di Fiorello, semmai accontentarsi, senza stare troppo a domandarsi se si possa fare meglio e di più. Resta solo da chiedersi cosa ne pensano di tutto ciò gli spettatori e se davvero, fin dall’esordio, siano travolti dall’allegria. Rispetto al passato poi… non ne parliamo!

    In memory

    Sparlasparla is not only news from the world of the web, gossip and dedication, but also CULTURE … so today we remember John Kennedy’s death 48 years ago.

    In memoria

    Sparlasparla non è solo notizie dal mondo del web, gossip e dediche, ma anche CULTURA… e allora oggi vogliamo ricordare John Kennedy a 48 anni dalla morte

    Totopoesia

    Cari amici, vicini e lontani, di Sparlasparla,

    vi lancio una scommessa: vediamo se c’è almeno uno di voi che riesce ad indovinare titolo e autore della suddetta poesia:

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com’è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

    Via con le risposte…

    The greatest show after the weekend … he is

    There was to be expected. Once he arrived, he leaves its mark. We’re just talking about Tyndareus Rosario Fiorello, Fiorello for TV only, or Flower, who never misses a shot and only managed to bring the RAI and not only, but all the small screen, at levels up to now, from ‘beginning of the new television season, had not yet achieved. He says he does not care that much data Auditel, but you know that behind that air falsely uncaring, lies the true face of showman, always looking for success and aiming high, including numbers.

    And yes, because if the “greatest show after the weekend” had to be dealt, then you could not miss the most typical ingredients of the kind, variety, thanks to him occasionally on TV still receives the proper weight: music live, sparkling choreography, dazzling scenery, seasoned with international guests of a certain weight. All this, however, do not forget the decisive factor in determine the success of the show, he, the protagonist, who with one glance and enchants you with the skill he brings to each number, the viewer is able to conquer even the most skeptical terms of generalist TV (and today their number is expected to grow, thanks to the increasingly wide range satellite). Not by chance is defined as the heir of a great professional like Stan Laurel and true showman, complete artist, in addition to the long ranks and calibrated (started as an entertainer in tourist villages), has the very characteristic of disappearing for a lot ‘, as to want to concentrate and meditate, and then go into rewriting its ringed and success after another, the audience or public, if you prefer.

    It is therefore necessary to insist once more on to explain what is meant by the greatest television show after the boring bulletin the weekend? Of course not.

    Il più grande spettacolo dopo il week-end… è lui

    C’era da aspettarselo. Una volta arrivato, lascia il segno. Stiamo proprio parlando di Rosario Tindaro Fiorello, per la tv soltanto Fiorello, o Fiore, che non sbaglia mai un colpo e da solo riesce a riportare la Rai e non solo, ma tutto il piccolo schermo, a livelli che fino ad ora, dall’inizio della nuova stagione televisiva, non si erano ancora raggiunti. Lui risponde che non gli importano più di tanto i dati Auditel, ma si sa che dietro quell’aria fintamente noncurante, si cela il vero volto dello showman, sempre a caccia di successi e che punta in alto, numeri compresi.

    E sì, perchè se del “più grande spettacolo dopo il week-end” si doveva trattare, allora non potevano certo mancare i più tipici ingredienti del genere, il varietà, che grazie a lui ogni tanto in tv riceve ancora il giusto peso: musiche dal vivo, coreografie spumeggianti, scenografie abbaglianti, condite da ospiti internazionali di un certo peso. A tutto questo però, non va dimenticato l’elemento determinante per decretare il successo dello spettacolo, lui, il mattatore, che con un solo sguardo ti incanta e con la bravura che mette nei vari numeri, riesce a conquistare anche lo spettatore più scettico in termini di tv generalista (e oggi il loro numero è destinato a crescere, grazie anche alla sempre più ricca offerta satellitare). Non a caso è definito l’erede di un grande professionista come Walter Chiari e del vero uomo di spettacolo, dell’artista completo, oltre alla lunga e calibrata gavetta (inizia come animatore nei villaggi turistici), ha proprio la caratteristica di scomparire per un bel po’, come a volersi concentrare e meditare, per poi tornare in gran spolvero e inanellare un successo dietro l’altro, di audience o di pubblico che dir si voglia.

    Bisogna dunque insistere ancora sul far capire cosa s’intenda per il più grande spettacolo dopo il noioso bollettino televisivo del week-end? Certo che no.

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